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Welfare aziendale

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Vantaggi per collaboratori e aziende

La salute fisica e mentale e la qualità della vita dei propri collaboratori sono fattori a cui sempre più aziende prestano attenzione.

Imprenditori e dirigenti, infatti, hanno iniziato ad ascoltare le esigenze dei lavoratori e a occuparsi dei loro bisogni con lo scopo di creare maggior benessere. Con questo scopo hanno iniziato a elargire benefit sotto forma di servizi di varie tipologie: dall’ambito medico, a quello assicurativo, da quello educativo fino al tempo libero.

Tutto ciò rientra nei programmi di welfare aziendale, che rappresentano una strategia davvero efficace per apportare numerosi vantaggi sia ai collaboratori che all’azienda stessa.

Una gestione più flessibile delle risorse umane, il desiderio di aiutare i collaboratori a trovare un giusto equilibrio vita-lavoro e aumentare il loro potere d’acquisto ha anche come risultato il miglioramento del clima e delle performances aziendali.

Se l’azienda si interessa al benessere dei lavoratori, essi si sentono maggiormente apprezzati e perciò più motivati; in questo modo diminuisce lo stress, il clima lavorativo diventa più sereno e collaborativo e diventa anche più semplice raggiungere gli obiettivi.

In cambio, tra i benefici ottenuti dall’Impresa rientrano:

  • capacità di attrarre e trattenere talenti
  • diminuzione del turnover e dei costi associati
  • minor assenteismo
  • maggior produttività e senso di appartenenza

Esempi di Welfare aziendale

Come si è visto, i servizi che rientrano nei possibili programmi di welfare aziendale sono davvero numerosi e disparati.

  • ASSISTENZA ALLE FAMIGLIE

Uno dei principali ambiti di intervento riguarda l’assistenza alle famiglie. Molti lavoratori incontrano difficoltà nel trovare il giusto equilibrio tra lavoro, vita privata e impegni familiari; questa situazione riguarda soprattutto le lavoratrici donne, in particolare se con figli e/o famiglia, su cui ricade ancora, quasi completamente, il peso del lavoro di cura.

Si tratta di un problema sociale e culturale, a cui si aggiungono anche il gender pay gap e la divisione dei compiti domestici in media tutt’altro che equa. Gli effetti sul mondo lavorativo, però, sono molti e negativi. Aiuterebbe, in questo senso, avere un congedo di paternità più ampio rispetto a quello previsto dalla legge. In Italia è di soli 10 giorni – ampiamente sotto la media europea.

Il tasso di partecipazione femminile al lavoro è del 50,1%. Secondo i dati Eurostat, se riuscissimo a raggiungere la media europea (62,3%) avremmo un aumento del PIL di circa 88 miliardi di euro l’anno.

Secondo i dati Istat, tra il 2011 e il 2017, 165.562 donne hanno lasciato il lavoro a causa dell’impossibilità di conciliare lavoro e famiglia. La situazione è peggiorata durante la pandemia, dove il 98% dei posti di lavoro persi era occupato da donne.

La pandemia ha quindi evidenziato la mancanza o comunque la carenza di strutture e servizi statali in grado di venire in aiuto alle famiglie. Con asili e scuole chiuse moltissimi hanno dovuto trovare un modo per gestire i propri figli e non tutti hanno potuto contare sull’aiuto di altri famigliari o baby-sitter.

Per questo motivo sono numerose le aziende che offrono programmi di welfare dedicati all’assistenza delle famiglie: maggior flessibilità oraria, permessi di uscita anticipata, congedi parentali più lunghi, introduzione di part-time, ma anche servizi di baby-sitting, asilo e scuola materna.

  • ORARI FLESSIBILI

Orari di lavoro flessibili, però, non interessano solo le famiglie ma sono apprezzati da tutti: poter organizzare il proprio tempo durante la giornata lavorativa permette di gestire più facilmente gli impegni privati e trovare spazio per svaghi e interessi.

Lo smart-working, usato da molti per la prima volta durante lo scorso anno, può forse venire in soccorso in queste situazioni. In Italia, invece, è ancora praticamente sconosciuta l’organizzazione smart degli spazi lavorativi; ossia uffici composti da vari spazi, ampi e tranquilli, stanze riservate a riunioni e call, ma anche aree riservate al relax e alle pause con i colleghi.

Infine, si possono prendere in considerazione anche gli spostamenti e il tempo usato per raggiungere l’ufficio o i clienti. In questo caso l’azienda può offrire servizi per agevolare la mobilità o incentivare il car-sharing tra i collaboratori, attivandosi anche a favore della sostenibilità ambientale.

  • ASSISTENZA SANITARIA E VISITE MEDICHE

Un ulteriore ambito di intervento delle politiche di welfare è quello legato alla sanità: alcune aziende includo la stipula di un’assicurazione sanitaria direttamente nel contratto di lavoro, altri benefit possono essere legati a visite mediche, esami – estendibili anche alle famiglie dei collaboratori (figli, genitori, partners) – e permessi straordinari per motivi medici.

Tra i sevizi, seppur non strettamente sanitari, mirati a migliorare la salute dei dipendenti rientrano anche le agevolazioni per praticare sport (sconti e accordi con strutture esterne o in certi casi palestre aziendali) e l’attenzione data a una dieta sana e bilanciata (assicurando la presenza di pasti nutrienti in mensa o tramite buoni pasto).

Altri benefit che possono rientrare nel welfare aziendale sono:

  • libri scolastici per i figli
  • buoni carburante
  • buoni acquisto
  • viaggi
  • agevolazioni per i mutui
  • buoni per i trasporti
  • biglietti per cinema, teatro, musei
  • corsi di lingua
  • corsi fi formazione

Welfare aziendale e PMI

Oggi i piani welfare sono messi in atto non solo dalle grandi imprese e dalle multinazionali, ma anche da aziende di piccole e medie dimensioni.

Il 2016 è stato un anno di svolta, infatti sono stati introdotti vantaggi fiscali e per la prima volta è stato normato l’utilizzo di buoni. Uno dei vantaggi più positivi per le PMI è la tassazione agevolata al 10% sui premi di produzione. Inoltre, esiste la possibilità di azzerarla del tutto se il lavoratore decide di convertire in servizi di welfare. (Grazie alla Legge di Stabilità 2016-2017 e possibile convertire tutto, o in parte, il premio di produzione in welfare – per premi inferiori a €3.000 su RAL inferiore a €80.000 – accordi di II livello).

Ricordiamo che le aziende possono erogare direttamente i servizi di welfare oppure avvalersi di voucher: titoli acquistati a nome dei collaboratori, i quali potranno poi spenderli presso fornitori di servizi terzi convenzionati.

Inoltre, i buoni welfare sono completamente esenti da tasse, cosa che non succede se la medesima somma di denaro viene inserita in busta paga, e ciò li rende un interessante fonte di reddito aggiuntivo, contribuendo ad aumentare il loro potere d’acquisto dei lavoratori.

Questi ultimi, tuttavia, spesso trascurano questo aspetto, preferendo la seconda opzione. I buoni, infatti, sembrano venir apprezzati maggiormente da chi percepisce uno stipendio alto e/o ha figli a carico; al contrario chi ha uno stipendio più basso preferirebbe ottenere denaro aggiuntivo in busta paga. Questa situazione potrebbe essere causata da una mancanza di informazioni corrette. A ciò si aggiunge anche dalla tendenza di certe aziende a concedere benefit “di tendenza” piuttosto che quelli davvero utili a incidere sul bilancio familiare.

Benefit proposti e desiderati

Esiste una profonda divergenza tra i benefit più desiderati dai lavoratori e quelli effettivamente offerti dalle aziende.

Stando a un’indagine Ipsos del 2017 condotta su 800 lavoratori, tra i 25 e 60 anni, di aziende private, emerge che i benefit più concessi siano i buoni pasto (70%), gli strumenti hi-tech (38%) e le polizze assicurative (36%).

Tuttavia, la classifica di quelli più desiderati dai lavoratori è assai diversa:

  • al primo posto si posizionano servizi di sostegno alla famiglia (voluti dal 59% degli intervistati). In questa categoria rientrano rimborsi delle tasse scolastiche dei figli, agevolazioni sui libri di testo e sugli asili nido, cura degli anziani, baby-sitter e campi estivi per i figli.
  • Al secondo posto troviamo i servizi adibiti alla cura personale. Rimborso delle spese mediche, viaggi ricreativi, agevolazioni per visite specialistiche e, in percentuale minore, buoni per centri benessere, rimborsi per i trasporti, biglietti per le attività ludiche.
  • Seguono i servizi legati allo shopping (52%) – coupon per la benzina, gift cards e regali materiali come dispositivi tecnologici e cesti di Natale.

I servizi assicurativi e i buoni pasto si trovano rispettivamente al quarto e quinto posto della classifica, seguiti dai rimborsi per il trasporto.

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