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Passaggio generazionale. Come gestirlo e trasformarlo da pericolo a opportunità di crescita

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Il passaggio generazionale ai vertici aziendali può rivelarsi un momento positivo di innovazione e crescita. Tuttavia, se pianificato tardi o male e affrontato senza una strategia adeguata, può rivelarsi estremamente pericoloso per la sopravvivenza dell’azienda.

Aziende familiari e passaggio generazionale in Italia

In Italia la maggior parte delle imprese (circa l’85%) è a conduzione familiare; molte di esse, inoltre, sono state fondate nel boom economico degli anni 70-80. Questo significa che sono attualmente gestite da imprenditori non più giovanissimi che nei prossimi 5-10 anni dovranno obbligatoriamente affrontare un passaggio generazionale.

Quest’ultimo, dunque, è un tema quanto mai attuale e di fondamentale importanza per le pmi italiane.

Il nostro paese è anche caratterizzato da una particolare situazione che spesso genera ulteriori difficoltà. Non di rado i fondatori delle aziende (e capi famiglia) restano nel loro ruolo più del dovuto, anche dopo la pensione, creando di fatto immobilismo nel ricambio generazionale.

Infatti, l’età media di che guida un’azienda nel 2007 era di 53 anni, per poi aumentare a 60 nel 2018 (con il 30% dei titolari che aveva più di 65 anni).

Scegliere la tipologia giusta

Quando si deve affrontare un passaggio generazionale esistono diverse strade che si possono intraprendere.

In Italia il metodo più diffuso è il mantenimento di proprietà e amministrazione all’interno della famiglia. La gestione dell’azienda è quindi una sorta di eredità che si tramanda. Sono circa il 65% le imprese che si affidano a questo metodo (contro il 30% di media europea).

Alcuni studi, poi, hanno rivelato che quando il successore è anche figlio dell’imprenditore, egli difficilmente riuscirà ad avere completa libertà nelle proprie decisioni. Quattro imprenditori su dieci, infatti, continuano a intromettersi nelle decisioni anche se in pensione. Vedremo in seguito i motivi e le conseguenze di questo comportamento.

Il secondo modo per affrontare il passaggio generazionale è di affidarsi a manager esterni, figure competenti e in grado di pianificare una strategia efficace. Sebbene questo metodo permetta di assicurare più competitività e stabilità all’azienda, esso è ancora poco diffuso in Italia, soprattutto per le limitate dimensioni della maggior parte delle aziende.

Da pericolo a opportunità

In realtà, i dati riguardanti il passaggio generazionale non sono troppo incoraggianti. Solo il 30% delle aziende sopravvive alla seconda generazione, un ulteriore 12% alla terza e solamente il 3% riesce a continuare anche oltre.

Per questo motivo è più che mai necessario imparare ad affrontare questo evento e capire come gestirlo affinché diventi un’opportunità di miglioramento.

Troppo spesso esso viene affrontato in modo poco lungimirante, senza pianificazione né strategia. Ne conseguono problemi di continuità aziendale che incidono negativamente sui risultati dell’azienda, spesso – come abbiamo visto – decretandone il fallimento.

Bisogna adottare strategie per salvaguardare il valore dell’azienda e mantenere la competitività (e allo stresso tempo gli equilibri familiari). È necessario pianificare con anticipo le fasi e la maniera in cui si intende effettuare il passaggio generazionale. Esso non deve essere fatto di fretta o in momenti di difficoltà per l’azienda.

Sarebbe ideale iniziare a progettarlo quando l’imprenditore è ancora al comando per evitare recriminazione da parte degli eredi, nel caso siano più di uno, che possono sfociare in liti e cause giudiziarie.

Ancora più importante risulta condurre un’analisi approfondita dell’azienda: struttura, stato finanziario, proprietà, organizzazione, risorse umane, obiettivi fissati ma anche aspetti giuridici e gestionali.

Solo tenendo conto di tutti questi aspetti il passaggio generazionale può diventare un’opportunità di crescita e miglioramento, senza ripercussioni negative.

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Passaggio o affiancamento generazionale?

Finora abbiamo parlato di passaggio generazionale come un evento, tuttavia, sarebbe maggiormente corretto trattarlo come un processo.

Come abbiamo visto, esso coinvolge vari aspetti – legali, di gestione e governo – e interessa l’intera struttura aziendale.

Sarebbe preferibile, dunque, parlare di affiancamento generazionale perché un processo in itinere in cui le due generazioni dovrebbero convivere e lavorare insieme per un periodo di tempo.

Ecco, quindi, che assume un’importanza fondamentale la formazione degli eredi. Come abbiamo visto in precedenza la maggior parte degli imprenditori continua a intromettersi nella gestione aziendale anche dopo aver lasciato il timone alla nuova generazione. Questo è dovuto anche alla scarsa fiducia di cui godono gli eredi, ritenuti poco capaci e spesso non idonei a ricoprire il ruolo di comando.

È quanto emerge da un survey realizzato dalla società Studio Temporary Manager: per due terzi dei manager intervistati il successore non è adeguato al ruolo e il 28% giudica il suo operato negativamente.

Dall’analisi emerge una diretta correlazione tra formazione e performance aziendali, con una netta differenza tra chi non riceve una formazione adeguata (la maggior parte) e chi svolge un percorso corretto, come fare esperienze in altre aziende, ricoprire ruoli minori nell’impresa familiare e ricevere un’istruzione adeguata.

Ciononostante, il numero di imprenditori che decide di investire nella formazione delle generazioni future è ancora scarso.

Condizioni di un passaggio generazionale di successo

Il passaggio generazionale in un’azienda è un processo delicato, da pianificare e trattare in modo strategico.

(Per altro ne rientrano anche numerosi aspetti psicologici legati agli affetti e alle dinamiche familiari, che in questa sede non abbiamo trattato ma che influiscono enormemente sull’esito finale)

In linea di massima, tuttavia, affinché il passaggio si verifichi con successo e senza ripercussioni catastrofiche bisogna soddisfare alcune condizioni:

  • Garantire continuità, grazie a una leadership che produca risultati
  • Ridurre il rischio di liti tra gli eredi, garantendo soluzioni eque
  • Evitare conflitti tra vecchia e nuova generazione
  • Mantenere una gestione operativa efficiente

Infine, bisogna ricordarsi che il passaggio a una nuova gestione ha ripercussioni non solo a livello finanziario e amministrativo, ma anche sui dipendenti.

I leader delle nuove generazioni potrebbero voler apportare novità, innovare e modernizzare l’azienda. Questo è positivo, ma sarebbe saggio non voler stravolgere tutto dall’oggi al domani. Serve un po’ tempo per adattarsi ai cambiamenti e accettare le novità.

Spesso con il passaggio generazionale è necessaria una riorganizzazione dell’azienda. Per evitare il rischio di insuccesso è bene affidarsi a una figura esperta e fidata, che sappia consigliare al meglio in base alle esigenze e alle caratteristiche dell’azienda.

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